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Ad Avellino scoperto un quaderno di Enrico Fermi


Un manoscritto del grande fisico, datato 1934, con studi sulla radioattività indotta. Lo scritto fu donato dalla famiglia di Oscar D'Agostino, uno dei 'ragazzi di via Panisperna'.
E' stato messo in cassaforte il quaderno di Enrico Fermi scoperto ad Avellino nella biblioteca dell'Istituto professionale 'Oscar D'Agostino' contenente studi ed esperimenti sulla radioattività indotta con bombardamento di neutroni.

Il manoscritto, che risale ai primi mesi del 1934, insieme con altri testi scientifici, venne donato nel 1978 dalla famiglia del chimico avellinese Oscar D'Agostino, scomparso nel 1975, che con Fermi faceva parte del gruppo dei 'ragazzi di via Panisperna'. A suggerire una più attenta custodia sono stati i due docenti universitari, Nadia Robotti e Francesco Guerra, insegnanti di Storia della fisica e di Fisica teorica rispettivamente negli atenei di Genova e Roma, chiamati ad Avellino per esaminare e attribuire con certezza la paternità del quaderni dal professor Giovanni Acocella, docente di fisica in pensione presso l'Istituto avellinese.

Gli 'appunti' sono stati attribuiti con certezza ad Enrico Fermi; la grafia è identica a quella del fisico che con i suoi studi ha dato un contributo decisivo per giungere alla fissione nucleare. Verranno accuratamente studiati e diventeranno oggetto di una pubblicazione scientifica curata dalla professoressa Robotti che da tempo, nella Domus Galileiana di Pisa, cura l'archivio del premio Nobel italiano. Il quaderno di Fermi, scritto con penna stilografica e matita, contiene in particolare esperimenti sul decadimento delle particelle Beta, teorie e calcoli propedeutici alla fissione nucleare.

Il quaderno ritrovato ad Avellino è anche una sorta di diario di bordo del percorso scientifico della ricerca di Enrico Fermi e dal punto di vista storico-scientifico costituisce un importante tassello per ricostruire il cammino della ricerca sulla radioattività. Venne portato ad Avellino tra marzo ed aprile del 1934 da Oscar D'Agostino, appena rientrato dalla Francia dove, nel laboratorio di Joliot-Curie, aveva studiato le tecniche della radiochimica.
20 luglio 2002



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