Newton
 Newton.club  
 Utente:  
 Password:
Registrati  
  METEO | ANNUNCI | TRAFFICNEWS
Cerca nel sito nel web con
Primopiano Speciali Curiosità Archivio Recensioni Newton
 news
 appuntamenti
 video del mese


 quiz d'intelligenza
 test
 domande/risposte
 sondaggio
 scommetti sul futuro

 video e audio
 download
 link
 arretrati

 libri del mese
 libri per ragazzi
 libri in pillole

 in edicola
 newsletter
 abbonamenti
 abbonamenti estero
 newton nel mondo
 allegati

CONTATTACI   PUBBLICITA'
Altre news
Il tappeto volante (mini) esce dalla fantasia e entra nella realtà
Arriva un pronto soccorso naturale ripara-muscoli
Il subcontinente indiano patria dei rifiuti elettronici
Primo volo dell'aereo sperimentale Boeing "tutt'ala"
Archivio
  2007
  2006
  2005
  2004
  2003
  2002
News
Come il virus dei polli potrebbe trasformarsi per provocare una pandemia


Sono state identificate le mutazioni necessarie al virus H5N1 dell'influenza aviaria per trasformarsi in un virus "umanizzato" e, dunque, capace di innescare il contagio da uomo a uomo.
In uno studio pubblicato da “Science”, ricercatori dello Scripps Research Institute di La Jolla, in California, hanno dimostrato come l'elemento chiave delle mutazioni dell'H5N1 per poter colpire l'uomo sia rappresentato da una struttura localizzata sulla superficie del virus, la emoagglutinina.
L'emoagglutinina è una sorta di struttura filamentosa che permette al virus dell'influenza aviaria di "ancorarsi" alle cellule che poi infetterà: al momento, esso risulta avere una struttura che difficilmente le consente di "attaccarsi" alle cellule dell'uomo, e proprio per questa ragione il contagio da animale a uomo e da uomo a uomo è oggi un evento estremamente raro.

Attraverso un particolare test, i ricercatori americani hanno però osservato che l'emoagglutinina relativa ad un campione di tessuto prelevato da un bambino vietnamita morto nel 2004 dopo essere stato infettato dal virus H5N1 presenta delle mutazioni: essa risulta, infatti, molto più simile a quella studiata sul virus influenzale che diede luogo all'epidemia della cosiddetta "spagnola" nel 1918 (e che uccise tra i 50 e i 100 milioni di persone) che alla struttura rilevata nei virus H5N1 studiati di recente in animali selvatici.

Tra i campioni isolati di virus H5N1, ''quello relativo al bambino vietnamita - hanno sottolineato gli esperti - risulta tra i più altamente patogeni mai rilevati in mammiferi".
Il virus, dunque, affermano gli scienziati, sta mutando e sono proprio le mutazioni al livello della emoagglutinina quelle più pericolose in vista di una possibile trasformazione di H5N1 in un virus pandemico per l'uomo.
Il test utilizzato dal team di ricercatori americani potrà dunque rappresentare uno strumento fondamentale per monitorare il virus negli uccelli o nelle eventuali infezioni occasionali nell'uomo, proprio al fine di osservare passo passo le possibili mutazioni di H5N1. Uno strumento di enorme importanza anche alla luce del fatto, avvertono gli scienziati, che sono state solo due le mutazioni importanti che hanno portato al virus letale della Spagnola nel 1918.
Questo significa, affermano, che potrebbero essere necessarie anche poche mutazioni per trasformare un virus aviario in uno contagioso per l'uomo.

Invita tuttavia alla prudenza il microbiologo Michele La Placa dell'Università di Bologna: la mutazione documentata di H5N1, ha commentato, non rappresenta un particolare segnale di allarme.
L'emoagglutinina, ha osservato l'esperto, ''sulla base delle più recenti osservazioni, si è modificata leggermente, ma queste mutazioni non sono ancora sufficienti per renderla 'adattabile' all'uomo, ovvero per far sì che essa possa assumere una conformazione tale da ancorarsi facilmente alle cellule umane''. Inoltre, ha precisato La Placa, c'è anche un altro aspetto da considerare: ''La mutazione potrebbe anche portare ad un calo decisivo della patogenicità del virus, rendendolo dunque poco pericoloso per l'uomo".

Insomma, ha affermato il miocrobiologo, ''si tratta di un lavoro molto interessante e che aggiunge dati importanti alle attuali conoscenze sul virus H5N1, ma nulla aggiunge in termini di preoccupazione: il virus è infatti ancora lontano dal presentare una struttura di emoagglutinina in grado di combinarsi con i recettori delle cellule dell'uomo. Questo significa - ha concluso La Placa - che siamo ancora lontani dalla possibilità di trasmissione del contagio da uomo a uomo".

27 marzo 2006



Copyright 2008 © Rcs Periodici Spa - Direttore Responsabile: Giorgio Rivieccio
Per la pubblicità contatta RCS pubblicità SpA - P.IVA:09649920155