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Scoperto in Turchia il primo cimitero di gladiatori


Migliaia di resti rinvenuti fra le rovine di Efeso sono stati studiati per cinque anni da due patologi di Vienna che hanno fatto numerose scoperte
La loro non era certo una vita facile, ma in alcuni casi riuscivano a sopravvivere, guadagnarsi la libertà e ad "andare in pensione". E' quanto dimostra il primo cimitero di gladiatori identificato da due ricercatori austriaci nelle rovine dell'antica città di Efeso in Turchia. Una scoperta che regala nuovi e importanti indizi su come vivevano, combattevano e morivano questi eroi sportivi del mondo antico, le cui gesta sono state celebrate in mosaici, graffiti e molte pellicole cinematografiche, tra cui ''Il gladiatore'' con Russel Crowe.

Le tombe trovate a Efeso, che contengono migliaia di ossa, sono state trovate accanto a tre lapidi funerarie, che raffigurano in maniera chiara dei gladiatori. Due patologi della facoltà di Medicina di Vienna, Karl Grosschmidt e Fabian Kanz, hanno passato gli ultimi cinque anni a catalogare e analizzare meticolosamente ogni singolo osso per età, ferite e causa della morte. In questo modo hanno individuato almeno 67 individui, tutti di età compresa tra i 20 e 30 anni, e molti di loro con ferite e lesioni curate.

Cosa che ha suggerito ai due studiosi l'idea che questi combattenti venissero premiati con beni e cure mediche costose, come mostrano i segni di un'amputazione chirurgica, mentre la mancanza di fratture multiple indica che non erano coinvolti in caotici combattimenti di massa, quanto piuttosto in duelli organizzati sotto strette regole di combattimento, probabilmente con la supervisione di arbitri.

I due patologi viennesi hanno però trovato tracce anche di ferite mortali. Gli scritti che ci sono stati tramandati ci dicono che se il gladiatore sconfitto non aveva mostrato abbastanza bravura o addirittura codardia, l'arena urlava "iugula" per chiederne la morte, che veniva inflitta mentre si trovava in ginocchio con una spada che lo trafiggeva dalla gola fino al cuore, in modo che la fine fosse veloce.

''In molti scheletri sono stati trovati inoltre i segni di un'arma a tre denti, il tridente. Si tratta di ferite inusuali - spiega Grossschmidt - soprattutto quella del tridente, arma tipica dei gladiatori. Altre ferite invece, con buchi rettangolari, possono essere state inferte con un martello pesante. Una possibile spiegazione è che doveva esserci un assistente nell'arena che dava al gladiatore il colpo di grazia".

Se un gladiatore riusciva a sopravvivere ai combattimenti nell'arena per tre anni, si guadagnava la libertà. Alcuni diventavano insegnanti nelle scuole per gladiatori, come dimostra lo scheletro di un combattente 'in pensione', morto probabilmente per cause naturali. Tuttavia le chance di sopravvivenza di questi combattenti erano alquanto basse. Secondo alcuni, la possibilità di morire era di una ogni tre combattimenti. Ma il cimitero di Efeso mostra che i gladiatori almeno sopravvivevano, anche se saltuariamente, e avevano la possibilità di godersi il loro riposo fuori dall'arena.

10 maggio 2007



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