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La Terra si "restringe": più piccola di 5 millimetri


Oltre alla differenza riscontrata nel diametro terrestre, dallo studio sono venute indicazioni anche sul moto reciproco dei continenti
La differenza con le misure precedenti non è così ampia da allarmare chi soffre di claustrofobia, ma è comunque significativa: secondo uno studio dell'università di Bonn pubblicato dal Journal of Geodesy, la Terra è più piccola di cinque millimetri rispetto alle stime precedenti.

I ricercatori hanno usato le misurazioni della rete VLBI (VeryLong Baseline Inerferometry), un consorzio che riunisce più di 70 radiotelescopi in tutto il mondo, per effettuare il nuovo calcolo. Oltre alla differenza nel diametro terrestre, che verrà utilizzata per calcolare correttamente fenomeni ambientali come l'innalzamento del livello degli oceani, dallo studio sono venute indicazioni anche sul moto reciproco dei continenti.

''Abbiamo verificato che il Nord America si sta allontanando dall'Europa al ritmo di quasi due centimetri l'anno - ha sottolineato Axel Nothnagel, che ha coordinato lo studio - mentre il Vecchio Continente e l'Africa sono sempre più vicini, e ogni 365 giorni percorrono circa cinque millimetri. Questo si risolve in uno schiacciamento dell'Italia verso le Alpi. Grazie a queste misure possiamo verificare l'effetto dei movimenti della crosta terrestre sui continenti".

Per riuscire a determinare con questa precisione le dimensioni terrestri, i ricercatori hanno utilizzato le misure, fatte dai radiotelescopi, di onde radio provenienti da sorgenti puntiformi dello spazio profondo chiamate Quasar. Poiché le caratteristiche delle onde sono note, le piccole differenze nelle misure di ogni stazione a Terra sono dovute soltanto alla posizione reciproca, e quindi si riesce a risalire dalle misure alle distanze applicando formule matematiche.

''I calcoli per questo studio - ha confermato Nothnagel - sono durati due anni e mezzo, mentre le misure sono state fatte dal 2000 al 2005''.

In Italia ci sono tre radiotelescopi che fanno parte del consorzio e che hanno partecipato attivamente alle misurazioni: uno a Medicina, vicino Bologna, uno a Noto in Sicilia e uno a Matera.

''Questa rete mondiale è utilissima - ha detto Luigina Feretti, direttore dell'Istituto di Radioastronomia del Cnr di Bologna - perché le decine di strumenti sparsi in tutto il mondo riescono a lavorare simultaneamente, e ad agire quindi come se fossero un solo radiotelescopio grande quanto tutto il pianeta, e capace quindi di misure con un dettaglio impensabile per una singola stazione. Fra poco, il Giappone ne lancerà anche uno in orbita nello spazio, e avremo quindi il primo strumento addirittura più grande del pianeta".

Le applicazioni nella geodesia, cioè la scienza che studia i movimenti e la rappresentazione della Terra, sono collaterali rispetto agli scopi principali dei radiotelescopi, che studiano fenomeni "esotici" dello spazio come buchi neri, quasar e supernove. ''Ma sono comunque interessanti - ha continuato Feretti - e noi ad esempio siamo fortunati nello studio dei continenti perché Noto è già sulla placca Africana, mentre Medicina e Matera sono su quella europea".

06 agosto 2007



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